RIFLESSIONI GRECHE

La bandiera greca

28 gennaio 2015.

Ultime notizie provenienti dalla Grecia:

“Le prime misure del neopremier Alexis Tsipras, come previsto, vanno contro le richieste della troika: no alla vendita della rete elettrica e del porto del Pireo. Intanto la Borsa di Atene crolla del 12,1% e i tassi sui titoli di Stato superano il 10%.”

 

Non si può fare a meno di notare che Tsipras si è mosso subito e nella direzione di quello che diceva di voler fare prima delle elezioni, cosa alla quale in Italia non siamo più abituati. Da noi il “fare” non va quasi mai nella direzione di quanto a parole si dice di voler fare.

Ma non è questa la cosa principale che volevo annotare anche se il parallelo con casa nostra mi sembrava inevitabile. Più interessante è cercare di capire davvero cosa sta succedendo in Grecia perché ci illumina sul vero significato della “crisi”.
Tsipras non ha mancato di sottolineare che il suo è un “governo di salvezza sociale” la cui massima priorità è affrontare la crisi umanitaria nel Paese. Per rendersi conto che non sono solo parole pronunciate ad effetto basta leggere il rapporto della Caritas “Gioventù ferita” presentato alla vigilia delle elezioni del 25 gennaio.
Ne emerge una situazione drammatica: la crisi greca ha prodotto gli stessi danni di una guerra, abbattendosi soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione ed in particolare sulla gioventù (sono quelli che hanno sicuramente meno responsabilità di tutti). Si perché quella che i media chiamano “crisi” è in realtà una vera e propria guerra ai popoli. La Caritas commenta :” i nuovi dati provenienti dalla rete dei centri di ascolto e di aiuto delle Caritas locali confermano che le politiche internazionali ed europee adottate in Grecia sono sostanzialmente fallimentari.
Il problema non riguarda solamente, e già non è cosa di poco conto, le decine di migliaia di persone che hanno perso il lavoro e le altre che già non ce l’avevano. Non si limita solamente alla disoccupazione che ha raggiunto un tasso del 27% e si assesta ben oltre il 50% tra i giovani secondo i dati Eurostat dello scorso giugno , ma tocca anche gli occupati.
Neanche chi un lavoro ce l’ha, vive più dignitosamente : “la metà dei nuovi poveri che assistiamo -dichiara il rapporto Caritas- hanno un lavoro full-time, ma nonostante ciò non hanno un reddito sufficiente per vivere”. E allora si deve scegliere se tagliare sulle spese alimentari o spegnere il riscaldamento.
Quale dovrebbe essere la preoccupazione prima di un governo degno di tale nome se non preoccuparsi di ridare condizioni di vita dignitose al suo popolo? Di ricostruire le condizioni minime di stabilità sociale ed economica all’indomani di una guerra? Oggi la guerra non si combatte più solo con le armi. E’ evidente che Tsipras sa benissimo che dovrà anche ripagare il debito contratto ma è altrettanto evidente che ha il dovere di proteggere il suo popolo dalla barbarie e intende farlo, ma ha capito che non potrà farlo se si lascerà depredare tutte le risorse che possono mettere in moto le condizioni economiche per una ripresa.
Ha capito benissimo che se acconsentirà al programma di privatizzazione e svendita dei beni pubblici imposto dalla Troika, la Grecia sarà eternamente dipendente dal debito e dagli aiuti esterni e soggetta allo strozzinaggio ed ai ricatti di chi dice di volerla aiutare. Quindi ha immediatamente disposto uno stop alla privatizzazione della compagnia elettrica controllata dallo Stato Public power company e della compagnia di distribuzione dell’elettricità Admie, misure imposte con l’obiettivo di ridurre l’indebitamento del Paese (dice la Troika). E non saranno vendute nemmeno le ferrovie. Così come intende riesaminare “nell’interesse dei greci” il progetto già avviato dall’esecutivo Samaras di cessione del 67% di Porto del Pireo, il principale scalo marittimo del Paese.
Ma l’impero dei soldi e del profitto si è già mosso.
La Troika (Fondo Monetario Internazionale, Commissione Europea e BCE) dopo aver imposto prima la crisi, poi sei anni di cure insensate e criminali, con l’unico scopo di recuperare a spese della popolazione greca i debiti delle banche europee (soprattutto tedesche) ed aggredire non senza la complicità dell’elite finanziaria ed economica greca (la principale responsabile del dissesto economico che resterà purtroppo impunita) i beni pubblici e le risorse residue, di fronte alla decisa reazione immediata del nuovo governo passa al contrattacco.
Da una parte le dichiarazioni apparentemente soft del vicepresidente della Commissione Katainen: “Le politiche dell’Eurogruppo non cambiano in base alle elezioni ” che tradotto significa i “nostri” soldi sono molto più importanti del benessere della popolazione,  in questo caso quella greca, ma la cosa vale anche per tutto il resto della popolazione europea.
Dall’ altra è partito il ricatto dei mercati (non lasciatevi ingannare sono sempre loro).
Borsa di Atene giù del 12,1%, complice il crollo di Porto del Pireo e dei titoli bancari.
Fortissime le tensioni sul mercato obbligazionario dove il rendimento del bond decennale greco sul mercato secondario è schizzato al 10,08 % con lo spread sui Bund tedeschi che si allargato a oltre 973 punti base.
Dulcis in fundo l’ultima cartuccia l’ha sparata l’agenzia di rating Standars & Poor’s che ha messo sotto “osservazione” (no ricatto, osservazione) Atene.

E pensare che il 90% della popolazione mondiale non ha bisogno di mercati, spread, bund, titoli di stato, agenzie di rating,  per vivere. Tutto questo sistema infernale e complesso (potrebbe benissimo essere definito criminale) è ad esclusivo appannaggio e beneficio di quel misero 10% della popolazione che non è soddisfatto di possedere solo l’80% delle risorse mondiali . E non si fa scrupoli di proseguire nel proprio intento mettendo in campo ogni mezzo, quasi nessuno legittimo, per raggiungerlo. Poco importa che questo comporti la distruzione dell’ambiente, la morte di milioni di persone, la fame di altri milioni, la schiavitù. Perchè lo fa in nome della libertà, della democrazia, del progresso.

E’ questo il progresso?

No, non credo proprio si possa chiamare così, Non è  civiltà e non è  libertà. Non è nemmeno quella democrazia con la quale si riempiono la bocca gli incantatori di folle. E’ semplicemente una forma subdola di schiavitù alla cui propagazione, come un virus, tacitamente abbiamo consentito con la nostra indifferenza.
Non è vero che non esiste altra possibilità, questo è quello che ci vogliono far credere ed il dramma sta nel fatto che nessuno sembra voglia mettere in discussione questo meccanismo.

Tanto di cappello dunque a Tsipras ed al suo governo. Onore al merito e spero vivamente riesca a dimostrare che esiste un altro modo di fare le cose e che questo fornisca un esempio al mondo di cosa sia la democrazia. In Grecia è nata già una volta, che sia l’ora della rinascita?
Non sarà facile, l’esercito si è mosso immediatamente, la guerra continua.
La democrazia è morta. Evviva la democrazia!

Consiglio per la lettura!
Lidia Undiemi “Il ricatto dei mercati” , molto istruttivo.

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