Commenti disabilitati su PAROLE NOTE ? NO, SOLO PAROLE VUOTE ! Spegnete le televisioni per favore.

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Questa mattina mi sono alzato presto, ho ancora in mente qualcosa che lessi ieri sera prima di addormentarmi. Sto cercando di riprendere i fili di una impossibile riflessione onirica e mentre faccio colazione capto di sfuggita un’intervista: non so nemmeno chi parla e non mi preoccupo neppure di scoprirlo. Non farebbe alcuna differenza. Certamente è un ‘amministratore pubblico e sta dicendo che oggi è una della quattro giornate… – capto alcune parole qua e la – polveri sottili…sforamento…  poi più distintamente sento dire che il fermo domenicale dei veicoli è un’ occasione per disincentivare l’uso dell’automobile ed incentivare l’uso dei mezzi pubblici… Basta! Non voglio più ascoltare queste scemenze. No, il fermo domenicale non è niente di tutto questo. Sono solo parole, parole vuote, prive  di significato.

Spegnete le televisioni, per favore! e cominciate a riflettere, semplicemente, con la vostra testa come fareste per ogni banale problema da affrontare quotidianamente e vi accorgerete di quanto assurde siano le posizioni e le parole di chi ci governa,  salvo accorgervi,  spingendo ancora un po’ più a fondo la riflessione di quanto sia assurda anche la nostra posizione che assecondiamo questo modo di ragionare e tutto sommato ne siamo parte, anzi ingranaggio fondamentale. Siamo noi che compriamo le automobili,  il traffico,  siamo noi, le polveri sottili,  anche quelle le produciamo noi.

Non si può da una parte rallegrarsi perché la vendita di auto è tornata a crescere e dall’altra imporre il blocco alla circolazione. A cosa servono le auto se non a circolare per strada? Ci illudiamo forse che la gente le acquisti per farne sedute da giardino? Poi ci stupiamo se vediamo gente girare con delle stupide mascherine sul viso per lo più inefficaci per le polveri sottili.

Non c’è coerenza,  non c’è logica, non c’è alcun senso. Viviamo in un mondo rovesciato, basato su un sistema economico schizofrenico che contribuiamo ad alimentare.

Come possiamo pensare che aumentando il numero delle auto private in circolazione si possa incentivare l’uso dei mezzi pubblici? Dovremmo al contrario bloccare la vendita di auto, quantomeno non favorirla.

Volete davvero incentivare l’uso dei mezzi pubblici? Investite denaro per aumentarne  la diffusione e l’ efficienza. Aumentate le connessioni e gli interscambi.

Se non funziona la gente non lo usa.

SE DIO CI FOSSE…era il 1° gennaio 2016.

Posted: 2nd gennaio 2016 by ingaggiodarte in Senza categoria
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marina fantastica“ Era il 1° gennaio 2016. L’uomo era salito fino all’ultimo piano dell’Ospedale Civile, scese  dall’ascensore al settimo piano e si guardò intorno, poi lentamente si avviò lungo il corridoio. Lo sguardo era distratto sembrava guardare senza vedere, qualche piccola goccia di sudore gli rotolava lentamente lungo la fronte per  finire fastidiosamente sugli occhi. Spinse la porta che accedeva al piccolo terrazzo ed un fiotto di aria fredda lo investì  immediatamente con  insistenza.  Si guardò attorno, da lì si poteva vedere  quasi tutta la città, vide i camini espellere il fumo denso e bianco che si spandeva nell’aria tersa e fredda di quel mattino di inizio anno. Pensò un attimo alle polveri sottili, argomento di punta della settimana giornalistica e sembrò abbozzare un sorriso, poi guardò il pavimento che era pieno di cicche di sigarette e gli sembrò di percepire la memoria  dei pensieri di altre persone che avevano sostato lì per qualche istante.  Lentamente si tolse il cappotto, lo piegò  e lo appoggiò su una sedia che aveva solo tre gambe. Era un bel cappotto, caldo e costoso, di buona sartoria.  Nell’angolo del piccolo terrazzo c’era una scala  di servizio in ferro che saliva sul tetto  ingombro di macchinari. L’accesso era sbarrato da un cancello bloccato con un lucchetto. Non fu cosi difficile scavalcarlo. Camminò lentamente tra i cavi e i macchinari che ronzavano per tenere in vita l’ospedale, percepiva il rumore dei suoi passi sulla ghiaia. Vicino al bordo dell’edificio c’era una ulteriore barriera metallica di sicurezza, imposta per legge a protezione delle maestranze che operavano la manutenzione. Si arrampicò e scavalcò anche quella. Ora poteva vedere giù in basso la strada, il parcheggio dell’ospedale che era quasi vuoto, le persone, poche anche quelle,  che camminavano. Per un attimo gli sembrò di avvertire qualcosa di gelido lungo la schiena poi si ricordò di aver tolto il cappotto, chissà perché lo aveva fatto. Poi vide distintamente le auto parcheggiate diventare sempre più grandi, un vortice d’aria lo avvolgeva ed un pensiero gli attraversò la mente: SE DIO CI FOSSE…

Nel parcheggio una piccola folla era accorsa, qualcuno era uscito dall’atrio dell’ospedale, e osservava sbigottita l’ammasso scuro che giaceva scomposto sull’asfalto. Guarda mamma, urlò un bambino trattenuto per la mano. Non guardare,  gli disse compassionevole la madre, non guardare. Il bambino aveva lo sguardo rivolto in alto, era l’unico che non era attratto dallo strazio di quel  corpo che giaceva in una posa irrazionale mentre sangue e materia celebrale gli uscivano dal cranio. Osservava una cosa bianca che scendeva lentamente volteggiando nell’aria. Per un attimo sfuggì alla presa della madre e cose incontro alla cosa che aveva visto scendere dal cielo che nel frattempo si era delicatamente posata sull’erba  a fianco del marciapiede. Era un foglio di carta, c’era scritto qualcosa ma il bambino non sapeva leggere. Allora lo raccolse e corse immediatamente dalla mamma. Mamma, mamma guarda, urlò cercando di attirare la sua attenzione. Cosa dice? La madre prese dalle mani del bambino il foglio di carta e lesse, lesse solo il titolo in grassetto di quello che sembrava un articolo di giornale: Bail in. Cosa vuol dire mamma? Non lo so, ma non importa, vieni,  ora andiamo a casa. “

I COLORI DELL’ ACQUA Anteprima

Posted: 28th marzo 2015 by ingaggiodarte in Senza categoria
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scogli1

 ” L’acqua assomiglia all’ anima dell’uomo.

   È irrequieta, non ha posa. 

   Si spande per le vie che  scendono 

    verso l’origine di ogni cosa.”

                                                                                                                                Giuseppe Conte

 

 

Sto preparando una nuova esposizione dedicata all’acqua. Al momento non ho ancora tutto il materiale disponibile ma per tutta una serie di circostanze ho deciso di uscire con  un’anteprima che potrete visitare fin d’ ora presso L’ Angolo Dolce in Viale Castrocaro n. 64 a Riccione.

Pasticceria e Caffetteria da visitare comunque indipendentemente dalla presenza dei miei dipinti. Aperitivo di apertura probabilmente sabato 11 aprile alle ore 17,00 (seguirà invito dettagliato).

Troverete buona parte dei dipinti esposti in occasione di Emozioni a Colore ed. 2012-2013 e una significativa anteprima della prossima Personale “I Colori dell’Acqua” più  alcuni lavori inediti (alcuni ritratti).

Per chi non avesse visto ” Emozioni a Colore” è un occasione di  riparare al misfatto, per tutti gli altri il piacere di scoprire le delizie dell’Angolo Dolce e magari,  tra un tè ed una fetta di torta, dare uno sguardo al resto della mia proposta.

Vi aspetto numerosi! A presto.

RIFLESSIONI GRECHE

Posted: 30th gennaio 2015 by ingaggiodarte in Senza categoria
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La bandiera greca

28 gennaio 2015.

Ultime notizie provenienti dalla Grecia:

“Le prime misure del neopremier Alexis Tsipras, come previsto, vanno contro le richieste della troika: no alla vendita della rete elettrica e del porto del Pireo. Intanto la Borsa di Atene crolla del 12,1% e i tassi sui titoli di Stato superano il 10%.”

 

Non si può fare a meno di notare che Tsipras si è mosso subito e nella direzione di quello che diceva di voler fare prima delle elezioni, cosa alla quale in Italia non siamo più abituati. Da noi il “fare” non va quasi mai nella direzione di quanto a parole si dice di voler fare.

Ma non è questa la cosa principale che volevo annotare anche se il parallelo con casa nostra mi sembrava inevitabile. Più interessante è cercare di capire davvero cosa sta succedendo in Grecia perché ci illumina sul vero significato della “crisi”.
Tsipras non ha mancato di sottolineare che il suo è un “governo di salvezza sociale” la cui massima priorità è affrontare la crisi umanitaria nel Paese. Per rendersi conto che non sono solo parole pronunciate ad effetto basta leggere il rapporto della Caritas “Gioventù ferita” presentato alla vigilia delle elezioni del 25 gennaio.
Ne emerge una situazione drammatica: la crisi greca ha prodotto gli stessi danni di una guerra, abbattendosi soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione ed in particolare sulla gioventù (sono quelli che hanno sicuramente meno responsabilità di tutti). Si perché quella che i media chiamano “crisi” è in realtà una vera e propria guerra ai popoli. La Caritas commenta :” i nuovi dati provenienti dalla rete dei centri di ascolto e di aiuto delle Caritas locali confermano che le politiche internazionali ed europee adottate in Grecia sono sostanzialmente fallimentari.
Il problema non riguarda solamente, e già non è cosa di poco conto, le decine di migliaia di persone che hanno perso il lavoro e le altre che già non ce l’avevano. Non si limita solamente alla disoccupazione che ha raggiunto un tasso del 27% e si assesta ben oltre il 50% tra i giovani secondo i dati Eurostat dello scorso giugno , ma tocca anche gli occupati.
Neanche chi un lavoro ce l’ha, vive più dignitosamente : “la metà dei nuovi poveri che assistiamo -dichiara il rapporto Caritas- hanno un lavoro full-time, ma nonostante ciò non hanno un reddito sufficiente per vivere”. E allora si deve scegliere se tagliare sulle spese alimentari o spegnere il riscaldamento.
Quale dovrebbe essere la preoccupazione prima di un governo degno di tale nome se non preoccuparsi di ridare condizioni di vita dignitose al suo popolo? Di ricostruire le condizioni minime di stabilità sociale ed economica all’indomani di una guerra? Oggi la guerra non si combatte più solo con le armi. E’ evidente che Tsipras sa benissimo che dovrà anche ripagare il debito contratto ma è altrettanto evidente che ha il dovere di proteggere il suo popolo dalla barbarie e intende farlo, ma ha capito che non potrà farlo se si lascerà depredare tutte le risorse che possono mettere in moto le condizioni economiche per una ripresa.
Ha capito benissimo che se acconsentirà al programma di privatizzazione e svendita dei beni pubblici imposto dalla Troika, la Grecia sarà eternamente dipendente dal debito e dagli aiuti esterni e soggetta allo strozzinaggio ed ai ricatti di chi dice di volerla aiutare. Quindi ha immediatamente disposto uno stop alla privatizzazione della compagnia elettrica controllata dallo Stato Public power company e della compagnia di distribuzione dell’elettricità Admie, misure imposte con l’obiettivo di ridurre l’indebitamento del Paese (dice la Troika). E non saranno vendute nemmeno le ferrovie. Così come intende riesaminare “nell’interesse dei greci” il progetto già avviato dall’esecutivo Samaras di cessione del 67% di Porto del Pireo, il principale scalo marittimo del Paese.
Ma l’impero dei soldi e del profitto si è già mosso.
La Troika (Fondo Monetario Internazionale, Commissione Europea e BCE) dopo aver imposto prima la crisi, poi sei anni di cure insensate e criminali, con l’unico scopo di recuperare a spese della popolazione greca i debiti delle banche europee (soprattutto tedesche) ed aggredire non senza la complicità dell’elite finanziaria ed economica greca (la principale responsabile del dissesto economico che resterà purtroppo impunita) i beni pubblici e le risorse residue, di fronte alla decisa reazione immediata del nuovo governo passa al contrattacco.
Da una parte le dichiarazioni apparentemente soft del vicepresidente della Commissione Katainen: “Le politiche dell’Eurogruppo non cambiano in base alle elezioni ” che tradotto significa i “nostri” soldi sono molto più importanti del benessere della popolazione,  in questo caso quella greca, ma la cosa vale anche per tutto il resto della popolazione europea.
Dall’ altra è partito il ricatto dei mercati (non lasciatevi ingannare sono sempre loro).
Borsa di Atene giù del 12,1%, complice il crollo di Porto del Pireo e dei titoli bancari.
Fortissime le tensioni sul mercato obbligazionario dove il rendimento del bond decennale greco sul mercato secondario è schizzato al 10,08 % con lo spread sui Bund tedeschi che si allargato a oltre 973 punti base.
Dulcis in fundo l’ultima cartuccia l’ha sparata l’agenzia di rating Standars & Poor’s che ha messo sotto “osservazione” (no ricatto, osservazione) Atene.

E pensare che il 90% della popolazione mondiale non ha bisogno di mercati, spread, bund, titoli di stato, agenzie di rating,  per vivere. Tutto questo sistema infernale e complesso (potrebbe benissimo essere definito criminale) è ad esclusivo appannaggio e beneficio di quel misero 10% della popolazione che non è soddisfatto di possedere solo l’80% delle risorse mondiali . E non si fa scrupoli di proseguire nel proprio intento mettendo in campo ogni mezzo, quasi nessuno legittimo, per raggiungerlo. Poco importa che questo comporti la distruzione dell’ambiente, la morte di milioni di persone, la fame di altri milioni, la schiavitù. Perchè lo fa in nome della libertà, della democrazia, del progresso.

E’ questo il progresso?

No, non credo proprio si possa chiamare così, Non è  civiltà e non è  libertà. Non è nemmeno quella democrazia con la quale si riempiono la bocca gli incantatori di folle. E’ semplicemente una forma subdola di schiavitù alla cui propagazione, come un virus, tacitamente abbiamo consentito con la nostra indifferenza.
Non è vero che non esiste altra possibilità, questo è quello che ci vogliono far credere ed il dramma sta nel fatto che nessuno sembra voglia mettere in discussione questo meccanismo.

Tanto di cappello dunque a Tsipras ed al suo governo. Onore al merito e spero vivamente riesca a dimostrare che esiste un altro modo di fare le cose e che questo fornisca un esempio al mondo di cosa sia la democrazia. In Grecia è nata già una volta, che sia l’ora della rinascita?
Non sarà facile, l’esercito si è mosso immediatamente, la guerra continua.
La democrazia è morta. Evviva la democrazia!

Consiglio per la lettura!
Lidia Undiemi “Il ricatto dei mercati” , molto istruttivo.

Misuriamo il grado di civiltà delle nostre società…

Posted: 18th febbraio 2014 by ingaggiodarte in Senza categoria
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prendo in “prestito” una riflessione di un personaggio di Andrea De Carlo, da Villa  Metaphora:

“Siamo talmente abituati all’idea di vivere in una comunità che si occupa di noi – che si preoccupa per noi – in ogni fase e momento della nostra esistenza – da quando nasciamo  a quando moriamo, in pratica – che trovarsi in una situazione in cui i segnali di risposta non arrivano diventa molto presto insostenibile. In fondo misuriamo il grado di civiltà delle nostre società in base alle loro capacità di non abbandonare al proprio destino nessuno dei loro membri, ma al contrario di fornirgli cure e assistenza in caso di bisogno, persino partecipazione emotiva, solidarietà, affetto. Se subiamo un incidente in macchina, o la nostra casa viene allagata da un’inondazione – perfino se il nostro gatto sale su un albero e non riesce più a scendere – diamo per scontato che prima o poi arrivi qualcuno ad aiutarci.  Stiamo lì adagiati sul lato della strada, o rifugiati sopra il tetto, o a naso in su a guardare tra i rami, e attendiamo i soccorsi: è normale. Se i soccorsi arrivano in ritardo, o si rivelano poco efficaci, non esitiamo a lamentarcene, scriviamo ai giornali, protestiamo energicamente. E’ per godere di quell’aiuto indispensabile al momento del bisogno che consegnamo allo stato metà dei nostri guadagni, del resto. In cambio ci aspettiamo assitenza, la pretendiamo; quando non la troviamo – o la troviamo difettosa – parliamo di decadimento di standard, di sfascio, di corruzione, di prevalenza del peggio, di barbarie ormai alle porte. Eppure l’aspetto curioso – raccapricciante, più che curioso – è che proprio quelli che grazie all’esitenza di un tessuto sociale funzionante sono riusciti ad accumulare ricchezza e potere, appena arrivati a una posizione di primato cominciano a cercare di demolire lo stesso tessuto da cui hanno tratto vantaggio. L’atroce totalitarismo delle idee comuniste e la dispendiosa vulnerabilità di quelle socialdemocratiche offrono a questi mascalzoni gli alibi necessari per andare all’attacco della vocazione stessa di ogni stato moderno, vale a dire la salvaguardia dei propri cittadini. Ecco allora i tycoon proclamare a gran voce l’inutilità dell’assistenza sanitaria nazionale, dell’educazione pubblica, delle minime tutele per chi ne ha bisogno. Il loro scopo non è – come sostengono a volte, senza neanche molta convinzione – l’eliminazione degli sprechi mostruosi delle amministrazioni pubbliche, lo snellimento delle burocrazie, l’abolizione degli ingiusti privilegi di eserciti di ladri pagati dai contribuenti. No, perchè li ci sono milioni di votanti e di consumatori da supermercato, meglio non metterci le mani. In compenso però sono prontissimi a distruggere scuole, ospedali, laboratori di ricerca, e subito domani stesso! Tanto più sarebbero in grado di pagare le tasse – che potrebbero permettersi di farlo con grazia, ricavandone prestigio agli occhi di tutti – tanto meno le vogliono pagare. I servizi di una società evoluta non gli interessano, comunque non li usano. Hanno le loro cliniche private, gli ospedali si possono anche chiudere; mandano i propri figli in istituti a pagamento, chi se ne frega di elementari e licei; si spostano in elicottero, vadano al diavolo anche le strade. Subito sotto gli slogan e le frasi fatte liberiste, quello a cui l’oligarca russo, il petroliere texano, il magnate televisivo italiano, il grande banchiere tedesco ambiscono è una società essenzialmente medievale. L’unica risorsa contemporanea a cui non intendono rinunciare – proprio a nessun costo, ne va della loro vita – è la promozione e distribuzione dei loro prodotti, che si tratti di petrolio, derivati tossici o programmi a quiz. Li non si deve badare a spese, tutto il resto può andare tranquillamente in malora. E ci stanno arrivando, non è che siano lontani dal risultato. Basta guardarsi intorno: conquiste che hanno richiesto secoli o millenni di lentissimo progresso – per imperfette che siano – vengono intaccate ogni giorno, gli edifici ormai vacillano paurosamente.”

Le Ragioni della crisi (II) L’accumulazione finanziaria.

Posted: 23rd novembre 2013 by ingaggiodarte in Senza categoria
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Il Tracollo finanziario di questi anni non è dovuto a un incidente del sistema: né tantomeno al debito pubblico che gli Stati avrebbero accumulato per sostenere una spesa sociale eccessiva. E’ semplicemente il risultato dell’accumulazione finanziaria perseguita ad ogni costo per reagire alla stagnazione economica di fine secolo.

Così la pensa Luciano Gallino, uno tra i più importanti sociologi italiani.

il-colpo-di-stato-di-banche-e-governi

Di seguito un breve estratto dall’introduzione della  sua ultima pubblicazione:

IL COLPO DI STATO DI BANCHE E GOVERNI, L’attacco alla democrazia in Europa.

Einaudi Editore, ottobre 2013.

 http://www.einaudi.it/libri/libro/luciano-gallino/il-colpo-di-stato-di-banche-e-governi/978880621340

 

 

 La crisi esplosa nel 2007-2008 è stata sovente rappresentata come un fenomeno naturale, improvviso quanto imprevedibile: uno tsunami, un terremoto,  una spaventosa eruzione vulcanica. Oppure come un incidente tecnico capitato fortuitamente ad un sistema, quello finanziario, che funzionava perfettamente. In realtà la crisi che stiamo attraversando non ha niente di naturale o di accidentale. E’ stata il risultato di una risposta sbagliata, in sé di ordine finanziario ma fondata su una larga piattaforma legislativa, che la politica ha dato al rallentamento dell’economia reale che era in corso per ragioni strutturali da un lungo periodo. Alle radici della crisi v’è la stagnazione dell’accumulazione del capitale in America e in Europa, una situazione evidente già negli anni Settanta del secolo scorso. Al fine di superare la stagnazione, i governi delle due sponde dell’Atlantico hanno favorito in ogni modo lo sviluppo senza limite delle attività finanziarie, compendiantesi nella produzione di denaro fittizio. Questo singolare processo produttivo ha il suo fondamento nella creazione di denaro dal nulla vuoi tramite il credito, vuoi per mezzo della gigantesca diffusione di titoli totalmente separati dall’economia reale, quali sono i “derivati”, a fronte dei quali – diversamente da quanto avveniva alle loro lontane origini – non prende corpo alcuna compravendita di beni o servizi: sono diventati di fatto l’equivalente dei tagliandi di una lotteria. Tuttavia, essendo possibile venderli e trasformarli così in moneta, essi rappresentano una nuova forma di denaro che insieme alla creazione illimitata di denaro mediante il credito ha invaso il mondo, rendendo del tutto impossibile stabilire quanto denaro ci sia in circolazione, tolta la piccola quota – pochi punti percentuali – di monete e banconote stampate e di denaro elettronico creato dalle Banche centrali. Il problema è che il denaro creato dal nulla può si essere prontamente convertito in beni e servizi reali, ma altrettanto velocemente può scomparire in ogni momento, come avvenne con straordinaria ampiezza tra il febbraio e l’ottobre del 2008.

Dunque non come afferma Bruxelles, il prodotto del debito eccessivo che gli Stati avrebbero contratto!

Al contrario il problema sta nell’aver favorito lo sviluppo senza limiti delle attività speculative dei grandi gruppi finanziari:  aver lasciato il potere di creare denaro per nove decimi alle banche private è un difetto che sta minando alla base l’economia. E questo con la complicità dell’intero sistema politico e finanziario ( la BCE, la FED, la banca d’Inghilterra, i fondi speculativi e quelli sovrani, i governi e la Commissione Europea). Poche decine di migliaia di individui, i responsabili, contro decine di milioni di vittime. Senza contare che per rimediare ai guasti del sistema finanziario le politiche di austerità stanno generando pesanti recessioni: nell’intento di proseguire con ogni mezzo la redistribuzione della ricchezza dal basso verso l’alto in atto da oltre trent’anni.

anch’ IO FACCIO COSI’

Posted: 18th novembre 2013 by ingaggiodarte in Senza categoria
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ATTESO…ARRIVATO…LETTO.

E’ illuminante e confortante il libro di Daniel Tarozzi che ci racconta di un’altra Italia rispetto a quella “penosa” che ci costringono a vedere ogni giorno giornali e televisione.

Attraverso un tour in camper  di sette mesi che ha toccato praticamente tutte le regioni,  l’autore ci racconta, le esperienze di molti, tanti, tantissimi italiani che stanchi di aspettare una soluzione che –  è ormai chiaro a tutti – non giungerà dall’alto,  hanno preso in mano la loro vita ed operato un passo significativo nella direzione del cambiamento. Del loro vivere quotidiano, della propria attività lavorativa e non solo.  Esperienze diverse ma accomunate da un unico sentire, la necessità di vivere e lavorare in un altro modo,  che dimostrano che cambiare è possibile.  Un libro che da voce e  mette in rete tante esperienze di chi l’ ha già fatto a beneficio di quanti, e sono tanti, molti di più di quanto si pensi, stanno cercando di cambiare o hanno semplicemente voglia di farlo.

Più prosegui nella lettura più senti montare il “rumore” di fondo che tutte queste esperienze, silenti agli occhi dei media, producono nella tua mente, semplicemente perchè hanno potuto essere raccontate. E’ un fluire di immagini e suoni che materializza un sogno di migliaia  di persone, che lo rendono realtà.

Invito coloro i quali condividono quel sogno di cambiamento a visitare qualcuno di questi esempi, ora è facile. Sono raggruppati per regione ed ogni narrazione contiene a margine le note, con indirizzi e siti web,  per offrire a chi legge la possibilità di un approfondimento o di un contatto diretto con le singole esperienze.

Grazie Daniel!

Altro su Daniel Tarozzi e sul libro lo trovate qui:  https://www.facebook.com/itachecambia?ref=stream&hc_location=timeline

INTERVISTA A PABLO PICASSO

Posted: 27th ottobre 2013 by ingaggiodarte in Senza categoria
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Da Giovanni Papini “Il libro nero” 1951 Vallecchi Editore

See more at: http://www3.varesenews.it/blog/labottegadelpittore/?p=1919#sthash.tghVmm1X.dpuf

S’è parlato, sulle prime, di certi comuni conoscenti ma ben presto il discorso s’è fermato sulla pittura. Pablo Picasso non è soltanto un artista felice ma anche un uomo intelligente, che non ha paura di sorridere, a tempo e a lungo, delle teorie dei suoi ammiratori.

-Voi non siete un critico né un esteta, mi ha detto, e con voi posso parlare liberamente. Da giovane, come tutti i giovani, ho avuto anch’io la religione dell’arte, della grande arte. Ma poi, col passar degli anni, mi sono accorto che l’arte, come s’intendeva fino a tutto l’Ottocento, è ormai finita, moribonda, condannata e che la cosiddetta “attività artistica”, con la sua stessa abbondanza, non è che la multiforme manifestazione della sua agonia.

Gli uomini vanno sempre più disaffezionandosi di pitture, sculture e poesie, nonostante le contrarie apparenze. Gli uomini di oggi hanno messo il loro cuore in tutt’altre cose: le macchine, le scoperte scientifiche, la ricchezza, il dominio delle forze naturali e delle terre del mondo. Non sentono più l’arte come bisogno vitale, come necessità spirituale, a somiglianza di quel che in altri secoli accadeva. Molti di loro seguitano a fare gli artisti e ad occuparsi d’arte, ma per ragioni che con l’arte vera hanno poco a che vedere, cioè per spirito d’imitazione, per nostalgia della tradizione, per forza d’inerzia, per amore dell’ostentazione, del lusso, della curiosità intellettuale, per moda o per calcolo. Vivono ancora, per abitudine e snobismo, in un recente passato, ma la grande maggioranza, in alto e in basso, non ha più una sincera e calda passione per l’arte, che considera tutt’al più come spasso, svago e ornamento.

A poco a poco le nuove generazioni, innamorate di meccanica e di sport, più sincere, più ciniche e più brutali, lasceranno l’arte nei musei e nelle biblioteche, come incomprensibili e inutili relitti del passato. 

“ Un artista che vede chiaro in questa fine prossima, come è avvenuto a me, cosa può fare? Troppo duro partito sarebbe quello di cambiar mestiere, e pericoloso dal punto di vista alimentare. Ci sono, per lui, soltanto due strade: cercare di divertirsi e cercare di far quattrini.

“ Dal momento che l’arte non è più il cibo che alimenta i migliori, l’artista può sfogarsi a suo talento in tutti i tentativi di nuove formule, in tutti i capricci della fantasia, in tutti gli espedienti del ciarlatanismo intellettuale. Nell’arte il popolo non cerca più consolazione ed esaltazione; ma i raffinati, i ricchi, gli oziosi, i lambiccatori di quintessenze, cercano il nuovo, lo strano, l’originale, lo stravagante, lo scandaloso. Ed io, dal cubismo in poi, ho contentato questi signori e questi critici con tutte le mutevoli bizzarrie che mi son venute in testa, e meno le capivano e più mi ammiravano. A forza di spassarmela con tutti questi giochi, con queste funambolerie, con i rompicapo, i rebus e gli arabeschi, son diventato celebre abbastanza presto. E la celebrità significa, per un pittore, vendite, guadagni, fortuna, ricchezza.
E ora, come sapete, son celebre, son ricco.

Ma, quando son solo, fra me e me, non ho il coraggio di considerarmi un artista nel senso grande e antico della parola. Veri pittori furono Giotto e Tiziano, Rembrandt e Goya: io sono soltanto un amuseur public, che ha capito il suo tempo e ha sfruttato meglio che ha saputo, l’imbecillità, la vanità e la cupidigia dei suoi contemporanei. E’ un’amara confessione, la mia, più dolorosa di quel che vi possa sembrare, ma ha il merito di essere sincera.
et après ça, ha concluso Pablo Picasso, allons boire”.

La conversazione non è finita qui ma non ho la pazienza di registrare gli altri spregiudicati paradossi che sono usciti dalle labbra del vecchio pittore catalano.

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” La nostra civiltà industriale è a un bivio. Il petrolio e gli altri combustibili fossili che rendono possibile lo stile di vita della società industriale si stanno esaurendo, e le tecnologie costituite e alimentate da queste materie prime stanno diventando obsolete. L’infrastruttura  industriale nel suo complesso , essendo fondata sui combustibili fossili, è invecchiata e bisognosa di manutenzione. Il risultato è un aumento della disoccupazione a livelli pericolosi in tutto il mondo. Governi, imprese e consumatori sono sommersi dai debiti ed il tenore di vita sta diminuendo ovunque. Un miliardo di individui – circa un settimo della popolazione mondiale – soffre la fame e la denutrizione: un macabro record.” Così  Jeremy Rifkin  apre la sua introduzione al volume  La Terza Rivoluzione Industriale – come il POTERE LATERALE sta trasformando l’Energia, l’Economia e il Mondo”. La prima edizione di questo libro è di ottobre 2001, da allora le cose si sono ulteriormente complicate ed aggravate in modo allarmante.

Oggi, 3 Agosto 2013

La nostra economia è oggi in uno stallo pauroso e la recessione si sta mangiando sempre più in fretta le risorse che le famiglie italiane avevano prudentemente accantonato in una vita di lavoro, un terzo dei nostri giovani non trova  un’ occupazione e le aziende capitolano al ritmo di diverse centinaia ogni giorno portando sempre più spesso gli imprenditori a compiere azioni drammatiche e definitive. Artigiani, professionisti, imprenditori sono tutti al palo. Se si escludono le poche  imprese ed aziende che sono riuscite a guadagnare uno spazio fuori dai confini nazionali ed europei, ormai pochi riescono ancora a  produrre  utili,  ma tutti insieme continuiamo però a produrre debito.  Le ricette di austerity  messe in campo dagli “esperti europei” hanno fallito facendoci sprofondare in una recessione mai conosciuta in epoca moderna. Ora gli stessi che ce le hanno imposte, stanno cambiando idea e le stanno mettendo in discussione riproponendo altre ricette, di segno opposto,  che  favoriscano la crescita.   Questo ci riporterà necessariamente a ricorrere all’indebitamento e ad avvitarci ancora più a fondo in una spirale senza fine. Sono due medicine figlie dello stesso sistema ma che non produrranno alcun effetto benefico per l’umanità. Nell’uno o nell’altro caso però, l’oligarchia finanziaria comunque si arricchisce. Se non si modifica questo sistema, ormai in affanno e che oggi si regge  quasi unicamente  sul debito, la crisi non si risolverà più. Non sto parlando unicamente dell’aspetto economico perchè prima ancora che economica la crisi è sociale ed ambientale. E’ crisi del sistema.

 Se i decisori economici e politici non capiscono che il meccanismo della Seconda Rivoluzione Industriale fondato sull’energia derivante dal petrolio si è ormai definitivamente rotto e che è necessario assecondare la transizione del sistema verso fonti energetiche rinnovabili e secondo uno schema più laterale e meno verticistico, non ci sarà scampo e non solo non riusciremo a venire fuori dalla più profonda crisi economica che ci sia mai toccata ma saremo destinati a soccombere come specie, e questo più velocemente di quanto non si pensi. Ma vedremo nostro malgrado che nulla cambierà a breve.

Il Tramonto della Seconda rivoluzione industriale

I non più giovani, come me,  si ricorderanno certamente l’austerity del 1973/1974, che al di la dell’aspetto folkloristico-ambientale delle domeniche a piedi, ha segnato la prima crisi petrolifera  mondiale. L’Organizzazione dei paesi esportatori del petrolio (OPEC) per ritorsione alle forniture militari di Washington ad Israele durante la guerra dello Yom Kippur aveva dichiarato l’embargo petrolifero agli Stati Uniti,  mandando in tilt  tutto il sistema americano che in poco tempo coinvolse tutto il mondo industrializzato.

In poche settimane il prezzo del petrolio sul mercato mondiale che era rimasto pressoché costante per tutta la decade degli anni sessanta è  salito da 3 a 11 dollari al barile, scatenando il panico a Wall Street e nelle case degli americani. Ricordiamo certamente tutti le file ai distributori di benzina per fare il pieno. Ci fu un’ondata di indignazione di cittadini e giornalisti contro la “speculazione” dei colossi petroliferi convinti che stessero approfittando della situazione per aumentare arbitrariamente i prezzi.

Se si osserva la prima immagine qui sotto, che rappresenta l’andamento dei prezzi durante il trentennio 60/90,  è evidente come la stabilità dei prezzi che durava da oltre quarant’anni si interruppe bruscamente nel 1973, in occasione della 1° crisi petrolifera (1973/74) , lanciando i primi segnali di scricchiolio nel sistema.

Nel corso del 1978  per effetto derivante dalla forte instabilità interna, in Iran, (quarto paese produttore di petrolio e secondo esportatore dopo l’Arabia Saudita) ci fu un crollo della produzione  di petrolio che si azzerò completamente alla fine dell’anno, provocando un’altra brusca impennata dei prezzi (2° crisi petrolifera 1978/79) che porterà il costo del greggio da 14 a 31 dollari al barile, per salire fino  a 36 dollari nel corso dell’anno successivo.

In concomitanza di questi due eventi storici, i prezzi conobbero il più grande aumento della loro storia. Il susseguente crollo della domanda, e con essa delle quotazioni, caratterizzò invece la prima parte degli anni ’80.Nel 1985,  in conseguenza della contrazione dovuta agli effetti della 2° crisi petrolifera, si determinò una condizione di eccesso di offerta che riportò il prezzo attorno ai 14 dollari al barile.

Andamento del prezzo del greggio dal 1931 al 1960

 

Nel 2001 il  petrolio si scambiava a circa 24 dollari al barile.  Rifkin ipotizzò che si stesse profilando una nuova crisi petrolifera che in pochi anni avrebbe portato il prezzo  fino a toccare i 50 dollari al barile. La previsione venne accolta con un diffuso scetticismo da parte degli operatori petroliferi.

Ma la crescente domanda  di una società energeticamente affamata e soprattutto sprecona riportò pian piano i prezzi a salire e quando nel 2003/2004 la Cina fece la sua prepotente comparsa sul mercato globale si determinò un aumento record di 3,2 mil. bbl/g, e da quel momento con il traino delle economie asiatiche ebbe inizio una lunga e inarrestabile ascesa.

A metà del 2007 quando il costo del petrolio raggiunse i 70 dollari al barile cominciarono a lievitare anche i prezzi  dei beni e dei servizi di tutta la catena alimentare…. nell’agosto del 2007, scoppiò negli stati Uniti la crisi dei mutui subprime che segnò l’inizio di una nuova fase recessiva per il primo consumatore di petrolio mondiale. Pur tuttavia, le quotazioni continuarono a crescere avvicinandosi a fine anno ai 100 dollari al barile.”

” Il 28 febbraio 2008 le quotazioni del Brent Dated, benchmark di riferimento per l’Europa, superarono i 100 dollari al barile e il 14 luglio  2008 raggiunsero  il massimo storico di  147 dollari al barile.”

“Il 2009 passerà alla storia come un anno di profonda recessione economica e di pesante crisi del credito. Per la prima volta dal 1983, la domanda petrolifera mondiale mostrerà una variazione annuale negativa dei consume nell’area OCSE, Stati Uniti in primis e a seguire l’Europa. Rimangono invece dinamiche le economie asiatiche  seppur con tassi di crescita dei consumi inferiori a quelli degli anni precedenti. Nonostante fondamentali reali di mercato fortemente bullish le quotazioni petrolifere hanno mostrato segni di evidente tenuta, riprendendo a salire già da marzo 2009, in piena crisi, e attestandosi sui 70-80 doll./bbl nella seconda metà dell’anno.”

Andamento del prezzo del greggio dal 1931 al 1960CXDGHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH

Dollari correnti: esprimono il valore nominale della moneta; per ogni anno considerato si tiene conto dei relativi effetti dell’inflazione.
Dollari costanti: esprimono il valore reale della moneta e consentono di effettuare comparazioni temporali in quanto, rispetto ad un anno preso a riferimento, eliminano gli effetti dell’inflazione.

Per interrogare l’immagine vai al sito di Agienergia da cui è tratta (  http://www.agienergia.it/QuotazioniPetrolio1990.aspx )

Ricapitolando

“Da metà anni ’80 prende avvio una fase in cui le libere forze del mercato prendono il sopravvento su ogni posizione di dominio delle grandi multinazionali e su ogni politica di cartello. I prezzi conoscono quindi una fase di grande instabilità, originata dal concatenarsi di elementi di natura reale, geopolitica e finanziaria. Saranno proprio questi ultimi, in particolare, a caratterizzare il primo decennio del Nuovo Millennio, coma ha dimostrato il picco di 145 doll/bbl (in termini correnti) toccato nel luglio 2008 e il successivo drastico crollo dovuto al fallimento di Lehman Brothers e di altre importanti istituzioni finanziarie americane.  L’esplicitarsi della recessione economica a livello mondiale e al conseguente declino dei consumi non hanno comunque impedito alle quotazioni di risalire, mostrando di non rispondere unicamente alle dinamiche di domanda ed offerta. “

  Due notizie del 02/08/2013

16:14 – E N I :  comunità finanziaria ottimista su prospettive

20:30 – Petrolio: Chiude in calo sotto  107 dollari a New York

“… ” * fonte AGIENERGIA(  http://www.agienergia.it/QuotazioniPetrolio1990.aspx )

Se la comunità finanziaria è ottimista ed il petrolio costa oltre 100 dollari al barile vuol dire che le nostre preoccupazioni già pesanti saranno destinate a crescere, dobbiamo prepararci, se possibile, al peggio. 

Abitare Morciano e Città Avanti!

Posted: 29th luglio 2013 by ingaggiodarte in Senza categoria
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“Abitare Morciano” logo-immagine della pagina facebook

 

Sabato 27 luglio 2013, ho partecipato a Morciano alla costituzione di “Città Avanti”, movimento  culturale – politico – pratico  per un futuro migliore, su proposta di Marino Bonizzato.

Come mi ero ripromesso, a mente fredda, tento di organizzare una riflessione personale non tanto della giornata inaugurale ma del tema sotteso ad essa che mi coinvolge in prima persona,  ormai da diversi anni,  in conseguenza di scelte operate e convinzioni maturate che trovano sinonimi ed affinità in questo movimento.

 

Per prima cosa mi sento in dovere di esprimere pubblicamente i miei complimenti all’artista Marino Bonizzato, del quale ho apprezzato l’opera e la sagacia con la quale sviluppa e persegue la propria vena artistica.

Non manco però di sottolineare l’aspetto umano di Marino, per l’energia e la forza prorompente della mente, a dispetto dei modi quieti e rilassati con i quali la esplicita,  che gli consente di coinvolgere gli altri nella  propria personale visione del mondo rendendoli partecipi delle proprie passioni.

Detto ciò, non per plauso o piaggeria ma per semplice condivisione di un sogno “realizzabile”,  vediamo se mi riesce di piantare un seme. Dall’intervista pubblicata sul blog leggo:

 “In settembre  arriverà il messaggio dal futuro “abitare Città Avanti!” e si pianteranno subito in Morciano due/tre nuovi semi: il primo porterà alla formazione del “Gruppo Interdisciplinare Città Avanti! Morciano” che ruoterà attorno a tecnici locali già da tempo pronti a pianificare e progettare in modo alternativo; il secondo seme porterà all’apertura della sezione morcianese dell’agenzia immobiliare “abitare Città Avanti!”, dove verranno proposti, non tanto metri quadrati o numero di locali, terrazzi, posti auto … ma modi di abitare più felici di quelli oggi imposti dal Sistema … il terzo seme, che s’intravede,  è quello di realizzare un intervento campione sul territorio.”

Senza esserci mai conosciuti direttamente e senza esserci mai parlati, è interessante e curioso scoprire che condividiamo  lo stesso progetto.

Non è un caso però, come ho avuto modo di dire nel commento che ho postato sabato nel blog, le esperienze che vanno in direzione “ostinata e contraria” presenti sul territorio sono molteplici e la mia è una di quelle. Sto lavorando da qualche tempo  sulle modalità abitative, spingendo l’informazione e la diffusione di esperienze di Autocostruzione, Cohousing e Coworking. Ho cominciato a promuovere un ciclo di incontri aperti e partecipati  su “Forme e modalità dell’abitare del III millennio”, il primo dei quali tenuto il 12 giugno a San Marino presso la Cooperativa Ama Mapu con il gruppo Rimini in Transizione, il secondo a San Giovanni in Marignano l’11 luglio scorso con Amministrazione Comunale  e Cooperativa Autocostruttori. Quello di Morciano è purtroppo saltato a dopo l’estate (qui da noi il funzionamento intellettuale  è balneare). Da marzo ho inoltre aperto la pagina facebook “Abitare Morciano” che è un progetto concreto di un insediamento residenziale per 50 famiglie di cohouser-autocostruttori, da realizzare possibilmente in totale autocostruzione. La pagina, oltre che a cercare autocostruttori e cohouser, serve anche per veicolare informazioni e notizie su tutto ciò che sta succedendo in giro sul tema.  Dai corsi di formazione per realizzare le  case in paglia, alle esperienze pratiche di cohousing. Segue con attenzione il gruppo Tamassociati ed i progetti dell’Ecoquartiere Quattropassi di Treviso. Si è pensato anche di organizzare un workshop mettendo a disposizione l’area di Morciano interessata dal progetto.

 C’è infine un post, provocatorio,  che titola così,  Pensate cosa accadrebbe se:  avessimo un insieme di aziende locali di proprietà dei cittadini che forniscano una casa a tutti coloro che ne hanno bisogno…” 

 Quindi è facile immaginarsi la sorpresa quando ho letto l’intervista a Bonizzato, mi sono detto: guarda un po’ c’è in giro un altro pazzo come me che invece di pensare alla pensione continua a fare sogni realizzabili, che sono quelli ritenuti più pericolosi dal nostro sistema economico.

Vedo dunque  grande sinergia tra il progetto “Abitatre Morciano” e quello di Città Avanti! ed una energia potenziale tutta da sfruttare.

 Il seme è gettato, vedremo cosa crescerà!