” La nostra civiltà industriale è a un bivio. Il petrolio e gli altri combustibili fossili che rendono possibile lo stile di vita della società industriale si stanno esaurendo, e le tecnologie costituite e alimentate da queste materie prime stanno diventando obsolete. L’infrastruttura  industriale nel suo complesso , essendo fondata sui combustibili fossili, è invecchiata e bisognosa di manutenzione. Il risultato è un aumento della disoccupazione a livelli pericolosi in tutto il mondo. Governi, imprese e consumatori sono sommersi dai debiti ed il tenore di vita sta diminuendo ovunque. Un miliardo di individui – circa un settimo della popolazione mondiale – soffre la fame e la denutrizione: un macabro record.” Così  Jeremy Rifkin  apre la sua introduzione al volume  La Terza Rivoluzione Industriale – come il POTERE LATERALE sta trasformando l’Energia, l’Economia e il Mondo”. La prima edizione di questo libro è di ottobre 2001, da allora le cose si sono ulteriormente complicate ed aggravate in modo allarmante.

Oggi, 3 Agosto 2013

La nostra economia è oggi in uno stallo pauroso e la recessione si sta mangiando sempre più in fretta le risorse che le famiglie italiane avevano prudentemente accantonato in una vita di lavoro, un terzo dei nostri giovani non trova  un’ occupazione e le aziende capitolano al ritmo di diverse centinaia ogni giorno portando sempre più spesso gli imprenditori a compiere azioni drammatiche e definitive. Artigiani, professionisti, imprenditori sono tutti al palo. Se si escludono le poche  imprese ed aziende che sono riuscite a guadagnare uno spazio fuori dai confini nazionali ed europei, ormai pochi riescono ancora a  produrre  utili,  ma tutti insieme continuiamo però a produrre debito.  Le ricette di austerity  messe in campo dagli “esperti europei” hanno fallito facendoci sprofondare in una recessione mai conosciuta in epoca moderna. Ora gli stessi che ce le hanno imposte, stanno cambiando idea e le stanno mettendo in discussione riproponendo altre ricette, di segno opposto,  che  favoriscano la crescita.   Questo ci riporterà necessariamente a ricorrere all’indebitamento e ad avvitarci ancora più a fondo in una spirale senza fine. Sono due medicine figlie dello stesso sistema ma che non produrranno alcun effetto benefico per l’umanità. Nell’uno o nell’altro caso però, l’oligarchia finanziaria comunque si arricchisce. Se non si modifica questo sistema, ormai in affanno e che oggi si regge  quasi unicamente  sul debito, la crisi non si risolverà più. Non sto parlando unicamente dell’aspetto economico perchè prima ancora che economica la crisi è sociale ed ambientale. E’ crisi del sistema.

 Se i decisori economici e politici non capiscono che il meccanismo della Seconda Rivoluzione Industriale fondato sull’energia derivante dal petrolio si è ormai definitivamente rotto e che è necessario assecondare la transizione del sistema verso fonti energetiche rinnovabili e secondo uno schema più laterale e meno verticistico, non ci sarà scampo e non solo non riusciremo a venire fuori dalla più profonda crisi economica che ci sia mai toccata ma saremo destinati a soccombere come specie, e questo più velocemente di quanto non si pensi. Ma vedremo nostro malgrado che nulla cambierà a breve.

Il Tramonto della Seconda rivoluzione industriale

I non più giovani, come me,  si ricorderanno certamente l’austerity del 1973/1974, che al di la dell’aspetto folkloristico-ambientale delle domeniche a piedi, ha segnato la prima crisi petrolifera  mondiale. L’Organizzazione dei paesi esportatori del petrolio (OPEC) per ritorsione alle forniture militari di Washington ad Israele durante la guerra dello Yom Kippur aveva dichiarato l’embargo petrolifero agli Stati Uniti,  mandando in tilt  tutto il sistema americano che in poco tempo coinvolse tutto il mondo industrializzato.

In poche settimane il prezzo del petrolio sul mercato mondiale che era rimasto pressoché costante per tutta la decade degli anni sessanta è  salito da 3 a 11 dollari al barile, scatenando il panico a Wall Street e nelle case degli americani. Ricordiamo certamente tutti le file ai distributori di benzina per fare il pieno. Ci fu un’ondata di indignazione di cittadini e giornalisti contro la “speculazione” dei colossi petroliferi convinti che stessero approfittando della situazione per aumentare arbitrariamente i prezzi.

Se si osserva la prima immagine qui sotto, che rappresenta l’andamento dei prezzi durante il trentennio 60/90,  è evidente come la stabilità dei prezzi che durava da oltre quarant’anni si interruppe bruscamente nel 1973, in occasione della 1° crisi petrolifera (1973/74) , lanciando i primi segnali di scricchiolio nel sistema.

Nel corso del 1978  per effetto derivante dalla forte instabilità interna, in Iran, (quarto paese produttore di petrolio e secondo esportatore dopo l’Arabia Saudita) ci fu un crollo della produzione  di petrolio che si azzerò completamente alla fine dell’anno, provocando un’altra brusca impennata dei prezzi (2° crisi petrolifera 1978/79) che porterà il costo del greggio da 14 a 31 dollari al barile, per salire fino  a 36 dollari nel corso dell’anno successivo.

In concomitanza di questi due eventi storici, i prezzi conobbero il più grande aumento della loro storia. Il susseguente crollo della domanda, e con essa delle quotazioni, caratterizzò invece la prima parte degli anni ’80.Nel 1985,  in conseguenza della contrazione dovuta agli effetti della 2° crisi petrolifera, si determinò una condizione di eccesso di offerta che riportò il prezzo attorno ai 14 dollari al barile.

Andamento del prezzo del greggio dal 1931 al 1960

 

Nel 2001 il  petrolio si scambiava a circa 24 dollari al barile.  Rifkin ipotizzò che si stesse profilando una nuova crisi petrolifera che in pochi anni avrebbe portato il prezzo  fino a toccare i 50 dollari al barile. La previsione venne accolta con un diffuso scetticismo da parte degli operatori petroliferi.

Ma la crescente domanda  di una società energeticamente affamata e soprattutto sprecona riportò pian piano i prezzi a salire e quando nel 2003/2004 la Cina fece la sua prepotente comparsa sul mercato globale si determinò un aumento record di 3,2 mil. bbl/g, e da quel momento con il traino delle economie asiatiche ebbe inizio una lunga e inarrestabile ascesa.

A metà del 2007 quando il costo del petrolio raggiunse i 70 dollari al barile cominciarono a lievitare anche i prezzi  dei beni e dei servizi di tutta la catena alimentare…. nell’agosto del 2007, scoppiò negli stati Uniti la crisi dei mutui subprime che segnò l’inizio di una nuova fase recessiva per il primo consumatore di petrolio mondiale. Pur tuttavia, le quotazioni continuarono a crescere avvicinandosi a fine anno ai 100 dollari al barile.”

” Il 28 febbraio 2008 le quotazioni del Brent Dated, benchmark di riferimento per l’Europa, superarono i 100 dollari al barile e il 14 luglio  2008 raggiunsero  il massimo storico di  147 dollari al barile.”

“Il 2009 passerà alla storia come un anno di profonda recessione economica e di pesante crisi del credito. Per la prima volta dal 1983, la domanda petrolifera mondiale mostrerà una variazione annuale negativa dei consume nell’area OCSE, Stati Uniti in primis e a seguire l’Europa. Rimangono invece dinamiche le economie asiatiche  seppur con tassi di crescita dei consumi inferiori a quelli degli anni precedenti. Nonostante fondamentali reali di mercato fortemente bullish le quotazioni petrolifere hanno mostrato segni di evidente tenuta, riprendendo a salire già da marzo 2009, in piena crisi, e attestandosi sui 70-80 doll./bbl nella seconda metà dell’anno.”

Andamento del prezzo del greggio dal 1931 al 1960CXDGHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH

Dollari correnti: esprimono il valore nominale della moneta; per ogni anno considerato si tiene conto dei relativi effetti dell’inflazione.
Dollari costanti: esprimono il valore reale della moneta e consentono di effettuare comparazioni temporali in quanto, rispetto ad un anno preso a riferimento, eliminano gli effetti dell’inflazione.

Per interrogare l’immagine vai al sito di Agienergia da cui è tratta (  http://www.agienergia.it/QuotazioniPetrolio1990.aspx )

Ricapitolando

“Da metà anni ’80 prende avvio una fase in cui le libere forze del mercato prendono il sopravvento su ogni posizione di dominio delle grandi multinazionali e su ogni politica di cartello. I prezzi conoscono quindi una fase di grande instabilità, originata dal concatenarsi di elementi di natura reale, geopolitica e finanziaria. Saranno proprio questi ultimi, in particolare, a caratterizzare il primo decennio del Nuovo Millennio, coma ha dimostrato il picco di 145 doll/bbl (in termini correnti) toccato nel luglio 2008 e il successivo drastico crollo dovuto al fallimento di Lehman Brothers e di altre importanti istituzioni finanziarie americane.  L’esplicitarsi della recessione economica a livello mondiale e al conseguente declino dei consumi non hanno comunque impedito alle quotazioni di risalire, mostrando di non rispondere unicamente alle dinamiche di domanda ed offerta. “

  Due notizie del 02/08/2013

16:14 – E N I :  comunità finanziaria ottimista su prospettive

20:30 – Petrolio: Chiude in calo sotto  107 dollari a New York

“… ” * fonte AGIENERGIA(  http://www.agienergia.it/QuotazioniPetrolio1990.aspx )

Se la comunità finanziaria è ottimista ed il petrolio costa oltre 100 dollari al barile vuol dire che le nostre preoccupazioni già pesanti saranno destinate a crescere, dobbiamo prepararci, se possibile, al peggio. 

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