Misuriamo il grado di civiltà delle nostre società…

prendo in “prestito” una riflessione di un personaggio di Andrea De Carlo, da Villa  Metaphora:

“Siamo talmente abituati all’idea di vivere in una comunità che si occupa di noi – che si preoccupa per noi – in ogni fase e momento della nostra esistenza – da quando nasciamo  a quando moriamo, in pratica – che trovarsi in una situazione in cui i segnali di risposta non arrivano diventa molto presto insostenibile. In fondo misuriamo il grado di civiltà delle nostre società in base alle loro capacità di non abbandonare al proprio destino nessuno dei loro membri, ma al contrario di fornirgli cure e assistenza in caso di bisogno, persino partecipazione emotiva, solidarietà, affetto. Se subiamo un incidente in macchina, o la nostra casa viene allagata da un’inondazione – perfino se il nostro gatto sale su un albero e non riesce più a scendere – diamo per scontato che prima o poi arrivi qualcuno ad aiutarci.  Stiamo lì adagiati sul lato della strada, o rifugiati sopra il tetto, o a naso in su a guardare tra i rami, e attendiamo i soccorsi: è normale. Se i soccorsi arrivano in ritardo, o si rivelano poco efficaci, non esitiamo a lamentarcene, scriviamo ai giornali, protestiamo energicamente. E’ per godere di quell’aiuto indispensabile al momento del bisogno che consegnamo allo stato metà dei nostri guadagni, del resto. In cambio ci aspettiamo assitenza, la pretendiamo; quando non la troviamo – o la troviamo difettosa – parliamo di decadimento di standard, di sfascio, di corruzione, di prevalenza del peggio, di barbarie ormai alle porte. Eppure l’aspetto curioso – raccapricciante, più che curioso – è che proprio quelli che grazie all’esitenza di un tessuto sociale funzionante sono riusciti ad accumulare ricchezza e potere, appena arrivati a una posizione di primato cominciano a cercare di demolire lo stesso tessuto da cui hanno tratto vantaggio. L’atroce totalitarismo delle idee comuniste e la dispendiosa vulnerabilità di quelle socialdemocratiche offrono a questi mascalzoni gli alibi necessari per andare all’attacco della vocazione stessa di ogni stato moderno, vale a dire la salvaguardia dei propri cittadini. Ecco allora i tycoon proclamare a gran voce l’inutilità dell’assistenza sanitaria nazionale, dell’educazione pubblica, delle minime tutele per chi ne ha bisogno. Il loro scopo non è – come sostengono a volte, senza neanche molta convinzione – l’eliminazione degli sprechi mostruosi delle amministrazioni pubbliche, lo snellimento delle burocrazie, l’abolizione degli ingiusti privilegi di eserciti di ladri pagati dai contribuenti. No, perchè li ci sono milioni di votanti e di consumatori da supermercato, meglio non metterci le mani. In compenso però sono prontissimi a distruggere scuole, ospedali, laboratori di ricerca, e subito domani stesso! Tanto più sarebbero in grado di pagare le tasse – che potrebbero permettersi di farlo con grazia, ricavandone prestigio agli occhi di tutti – tanto meno le vogliono pagare. I servizi di una società evoluta non gli interessano, comunque non li usano. Hanno le loro cliniche private, gli ospedali si possono anche chiudere; mandano i propri figli in istituti a pagamento, chi se ne frega di elementari e licei; si spostano in elicottero, vadano al diavolo anche le strade. Subito sotto gli slogan e le frasi fatte liberiste, quello a cui l’oligarca russo, il petroliere texano, il magnate televisivo italiano, il grande banchiere tedesco ambiscono è una società essenzialmente medievale. L’unica risorsa contemporanea a cui non intendono rinunciare – proprio a nessun costo, ne va della loro vita – è la promozione e distribuzione dei loro prodotti, che si tratti di petrolio, derivati tossici o programmi a quiz. Li non si deve badare a spese, tutto il resto può andare tranquillamente in malora. E ci stanno arrivando, non è che siano lontani dal risultato. Basta guardarsi intorno: conquiste che hanno richiesto secoli o millenni di lentissimo progresso – per imperfette che siano – vengono intaccate ogni giorno, gli edifici ormai vacillano paurosamente.”

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