AUTOCOSTRUIRSI LA PRORIA CASA,   E’  POSSIBILE?

Perché chi ha bisogno di una casa deve per forza acquistarla da qualcuno che la realizza al posto suo e non può invece costruirsela da solo?  La risposta più semplice a questa domanda potrebbe essere  perché pochi hanno il tempo e la competenza necessari per realizzare da soli una casa. Bene, questa risposta non è propriamente esatta, oggi meno che mai. Esiste infatti (oggi) la possibilità di semplificare il processo costruttivo mediante una seria ingegnerizzazione delle parti che compongono un edificio in sede di produzione in modo da rendere possibile praticamente per chiunque autocostruirsi in modo assolutamente economico la propria casa.” 1

Sì, credo fermamente che oggi questo sia possibile, certo non è per niente facilitato dalle normative vigenti che ancora non tengono minimamente in considerazione questa esigenza  che è stata invece costume  per secoli e secoli, ma non è affatto escluso che si possa fare, tutt’altro. Sicuramente non è  facile autocostruire seguendo le tecnologie tradizionali di lavorazione alle quali facciamo abitualmente ricorso (lavorazioni a fresco, cemento armato, murature a legante, malte ecc.) che richiedono un’alta specializzazione che tra l’altro hanno ormai in gran parte perso anche gli addetti ai lavori. In questi anni abbiamo dovuto infatti fare ricorso con sempre più frequenza e sempre in maggiore quantità  a manodopera (qualificata?) di immigrazione proveniente prima dal nostro meridione , poi dai paesi nord africani infine dai paesi dell’est europeo. Non c’è dubbio che l’affermarsi dell’economia del consumismo e ultimamente l’ Industrializzazione Tecnologica, abbiano comportato la perdita progressiva di qualsiasi manualità da parte delle nostre giovani generazioni, manualità solo in parte e solo recentemente rivalutata e riconquistata ad esempio dai movimenti legati alla Decrescita ed al Downshifting.

Se analizziamo il modo di costruire adoperato sino ad oggi ci rendiamo conto che nella gran parte dell’edilizia tradizionale di piccola scala, tranne poche eccezioni, stiamo praticamente lavorando ancora come facevano i romani oltre un millennio addietro. Caspita che bravi gli antichi romani! verrebbe da dire. Certo questo è sicuramente vero, sono stati  grandi costruttori ed innovatori ma il fatto più sconcertante è però la constatazione di quanto siamo invece arretrati noi in questo campo che pur avendo perso progressivamente l’alta specializzazione richiesta da quel sistema costruttivo, abbiamo continuato ad usare gli stessi processi e le stesse tecnologie per oltre un millennio. C’è da chiedersi allora perché durante un ciclo di crescita ininterrotto di oltre quindici anni il settore delle costruzioni non sia stato capace di innovare tecnologicamente il proprio fare. Se pur questa affermazione non sia del tutto vera,  perché innovazione in verità si è  prodotta anche se  in modo molto limitato rispetto alla crescita ed alle potenzialità espresse dal settore in questi anni, questa è stata comunque confinata all’interno di pochi interventi di grandi dimensioni e complessità, mentre la maggior parte degli edifici di modesta dimensione che ci circondano e che formano il grosso delle nostre città è stata costruita in modo tradizionale ed antiquato. C’è un paradosso che mi piace spesso ricordare, quello del muro. Normalmente ancora oggi, nella costruzione delle murature interne, ma anche in quelle esterne anche se è altamente sconsigliabile per motivi sismici e termici, si procede così: prima si montano, legandoli con malta di cemento in file sovrapposte alternate, blocchi di laterizio forato di vario spessore, facendo molta attenzione alla regolarità della posa e alla verticalità della parete, poi ci si ricorda che  queste pareti devono contenere gli impianti e allora si segnano le posizioni sul muro  dove questi devono essere inseriti  e si eseguono ” le tracce”(solchi non passanti all’interno della parete), praticamente distruggendo buona parte di quanto costruito poco prima, infine si eseguono i ripristini della muratura (si chiudono le tracce). Naturalmente tutto questo ha prodotto nel frattempo una quantità notevole di rifiuto speciale che va raccolto e smaltito con un costo a perdere perché di nessuna utilità. Se ci aggiungiamo inoltre che sulla stessa parete siamo intervenuti tre volte, una prima  per costruirla, una seconda  per distruggerla ed infine una terza per ricostruirla, tenendo conto del fatto che il costo della manodopera incide generalmente per circa un 50% della costruzione finita si può capire quanto siamo scemi noi senza nulla togliere alla grandezza degli antichi romani.

Probabilmente c’è un modo diverso di pensare alla casa rispetto a quanto siamo abituati a considerare.

Da questa considerazione ne consegue un’altra, se è vero come è vero quanto affermato in apertura, che oggi esiste questa possibilità di semplificazione del processo costruttivo che ci consente di eseguire buona parte delle lavorazioni specialistiche altamente qualificate in fase di produzione e dunque semplificando al massimo i processi di messa in opera in loco, perché non approfittare di questo fatto e  costruirsela da soli la propria abitazione, all’interno di un processo di mutua collaborazione con altri individui che condividono lo stesso obiettivo come si è  fatto per secoli?

Partendo  da questi presupposti mai come oggi l’autocostruzione può essere una risposta alla crisi economica che strangola il settore delle costruzioni ed alle esigenze di un numero sempre più largo di popolazione che pur non rientrando nelle graduatorie dell’ Edilizia Residenziale Pubblica non riesce ad accedere al libero mercato.

Va detto comunque per onor del vero che non si tratta di fare bricolage, non è neppure una attività artigianale autogestita,  l’ autocostruzione è comunque un’attività impegnativa che va presa sul serio e adeguatamente motivata durante tutto il percorso, che impegna gli autocostruttori nel loro tempo libero e si ingoia tutte le loro ferie ed i fine settimana per oltre un anno,  ma ne vale sicuramente  la pena. Le esperienze recenti prodotte in Umbria e nelle Marche ne sono la testimonianza. Si veda ad esempio l’intervento a Cesano di Senigallia  terminato alla fine del 2012 e già  interamente assegnato agli autocostruttori.   http://www.senigallianotizie.it/argomenti/autocostruzione .

L’ AUTOCOSTRUZIONE  CONVIENE?

Abbiamo dunque visto che è  possibile farlo, ma è anche economicamente conveniente? Certo che lo è.

Dobbiamo considerare che il nostro modello economico ha prodotto un’altro paradosso, quello della specializzazione del lavoro ed in  conseguenza di ciò ci ha imposto a tutti la necessità di  delegare ad altri “specialisti” ogni altro tipo di attività al di fuori di quella inerente  la propria occupazione. Tutto è diventato merce acquistabile solo col denaro, quindi lavoriamo per procurarci denaro che impieghiamo  per acquistare cibo per il nostro sostentamento, per acquistare la nostra casa ed i mobili che contiene, per acquistare ogni tipo di servizio che ci occorre. Questo modello economico si sostiene solo con una crescita continua e dunque per poter funzionare ci spinge ad acquistare sempre più merci e prodotti o servizi, contemporaneamente questo ci obbliga a lavorare di più per guadagnare più denaro per comprare tutte le cose di cui “crediamo” di avere bisogno.  La conseguenza di tutto ciò è che abbiamo smesso di produrre qualsiasi cosa per noi stessi e per qualunque necessità anche primaria siamo costretti a far ricorso al danaro. Abbiamo conseguente perso qualsiasi tipo di manualità che non sia inerente al nostro  lavoro.  Allora succede che andiamo a lavorare per guadagnare 10  euro all’ora, che ci servono per pagare un pittore che ci vernici casa, che magari ci costa 25 di Euro per ogni ora di lavoro. Ha veramente un senso tutto ciò? Perché non tornare ad eseguire da soli alcune delle attività legate alle necessità ed ai bisogni fondamentali della nostra vita?  Produrre il cibo per il proprio sostentamento  e costruirsi la propria abitazione sono solo alcuni  esempi di cose possibili in una visione diversa della nostra vita.

Torniamo alla casa. Come sappiamo la mano d’opera nel nostro paese incide in maniera considerevole (50%) sul costo finito di una abitazione, e poter sostituire buona parte di quella manodopera qualificata  con il proprio lavoro volontario produce un abbattimento notevole del costo finale di una casa. Dal 30-35% fino al 50%. Non è cosa da poco. Il risparmio però non si limita a questo: si possono ad esempio produrre economie di scala sull’acquisto dei materiali, si può abbattere una buona parte  dell’utile di impresa soprattutto se ci si serve di una cooperativa con finalità sociali.

La convenienza economica però non è l’unica motivazione che spinge gli autocostruttori ad unirsi in cooperativa e ad intraprendere il percorso necessario alla realizzazione in proprio. Non vanno sottovalutati gli aspetti di integrazione sociale e culturale   insiti nella condivisione della attività comune che se ben gestiti possono creare  i presupposti di ottime relazioni  tra i futuri abitanti.

AMBITI  DI  APPLICAZIONE

 L’autocostruzione è una pratica edilizia che si sta a poco a poco affermando anche nel nostro paese dove è stata introdotta  da poco più di un decennio. L’ambito di applicazione fino ad ora considerato è per lo più quello del social-housing e la formula quella dellautocostruzione cooperativa assistita.  Ciò significa che ci si muove generalmente all’interno delle graduatorie e delle regole dell’Edilizia Residenziale Pubblica e che l’azione è promossa dall’ Ente Locale ( il comune) che mette generalmente a disposizione anche il terreno a costi contenuti ed il processo è assistito da un organismo competente sotto il profilo tecnico e sociale (un consorzio o una cooperativa a fini sociali). Naturalmente tutto il processo può benissimo essere applicato con altrettanta efficacia anche in ambito prettamente privato acquistando le aree edificabili direttamente dal mercato immobiliare. In questo caso il risparmio può essere leggermente inferiore ma non vi sono limiti di reddito né graduatorie da rispettare. 

Infine due sono le possibilità di pagamento usuali: a proprietà differita e a proprietà diretta.

  • Nel primo caso i proprietari pagano un affitto mensile minimo per 10 anni e devono versare una quota consistente al termine di questo periodo per riscattare la casa.
  • Nel secondo caso parte direttamente un mutuo agevolato. I nuovi proprietari hanno un vincolo di cinque anni, scaduti i quali possono vendere la propria casa.

 

Al di là del grande risparmio economico, l‘autocostruzione è un progetto sociale che favorisce il lavoro di gruppo.

 1- E.Piralli- Titolare Holz Engineering Srl

  1. Enzo Frauli says:

    Buongiorno, Abito a Modena, naturalmente ritengo entusiasmante l’articolo, giustificato anche dal fatto che da 2 annui ho costituito un’ associazione per autocostruire la propria abitazione http://www.apscasa.it . Il progetto rispecchia esattamente il suo articolo sopradescritto,
    se le viene qualche idea per mettermi in connessione con possibilità di sviluppi (non si sa mai) ne sarei molto contento. Per ora la saluto e la ringrazio.
    [email protected] cell 3925270932