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Un evento come una mostra d’arte, in particolare se si tratta di una personale e soprattutto quando è totalmente autoprodotto, comporta un notevole impegno. Di tempo, di energia e, non ultimo, anche economico. Ho volutamente atteso qualche giorno prima di approcciarmi alle valutazioni ed ai ringraziamenti. A parte l’impegno materiale di sgombrare la sede della mostra dall’allestimento – predisposto nel corso di una decina di giorni, ma quando si smonta lo si fa sempre in tempi molto più rapidi … un paio di giorni, tre al massimo – volevo prendermi il tempo di decantare questa esperienza e fare delle riflessioni di merito in tranquillità. Depurate dalle emozioni che inevitabilmente scaturiscono  dal vortice di contatti e relazioni che si attivano in una esposizione,  e  specialmente in occasioni cosi dense ed eterogenee come quelle della festa “ delle streghe” che porta il nostro borgo a riempirsi di migliaia di persone in un così breve lasso di tempo.

E’ la seconda personale che faccio nel mio paese  – se escludiamo alcune esposizioni estemporanee al “parco dei tigli” ormai consegnate alla storia – ed ogni volta mi chiedono perché non scelgo una posto più popoloso e più avvezzo alle questioni artistiche. Beh allora me lo chiedo anch’io e la risposta è sempre la stessa: si torna sempre dove tutto ha avuto origine. La vita è così, ad andamento circolare. Non so spiegarmi il perché, ma so che è così.

Comunque, a parte le questioni filosofiche, direi che il bilancio sia stato decisamente positivo. Certo, anche grazie ai “forestieri”, ma del resto già la scelta del periodo teneva conto di questo.

Ho consultato con attenzione il libro delle presenze giornaliere e mi piace aprire i ringraziamenti partendo dalla frase di una visitatrice: “ una mostra che si apre è una luce che si accende”.

Ecco il mio ringraziamento parte da qui: un grande ringraziamento corale agli oltre duecento visitatori che a vario titolo ed ognuno a suo modo hanno contribuito a tenere accesa quella luce!

 Grazie, a chi ha visitato la mostra, a chi ha lasciato traccia del suo passaggio, a chi ha avuto parole di complimento, grazie alla bimba che ha detto non mi piace e poi ha voluto portare a casa la stampa della strega, a chi passo dopo, a chi do solo una sbirciatina, a chi non è entrato ma ha semplicemente osservato dal vetro. Grazie a chi si è fermato a parlare e ha mostrato di condividere percorsi di vita, agli studenti della scuola d’arte, ai tatuatori, al restauratore della porta della chiesa che condivide un percorso d’arte, agli appassionati del disegno che mi hanno chiesto informazioni e chiarimenti (forse li farò quei corsi prima o poi).    Grazie alla famiglia in bicicletta con la bimba, (Emma è diventata il punto di interesse della vetrina per tutta la durata della festa), a Maura che ha voluto per sè una delle mie opere migliori, a Michela e Francesco che mi hanno prestato il loro ritratto, a Daniela che si è fermata a sbirciare il libro che ho lasciato volutamente sul tavolino fuori dal negozio per tutto il periodo della mostra, a chi mi ha chiesto se le due seggiole ed il tavolo erano a disposizione di tutti, grazie ad Annalisa per le chiacchiere.

Grazie a chi mi ha commissionato i ritratti – alcuni sono già pronti, gli altri in divenire – e grazie  anche a chi vorrà farlo in futuro.  Grazie agli amici, sempre presenti, ai conoscenti,  agli ex alunni ed ancora amici, grazie anche a chi non mi ricorderò di citare. Grazie a Matteo che ci ha creduto da subito. Grazie a chi non nominerò ma tanto lo sa lo stesso. Grazie anche a chi non ce l’ha fatta a passare. Un ringraziamento speciale alla mia eterogenea famiglia che di volta in volta, mi ha sopportato, incoraggiato, assistito. Grazie, come sempre, a Veronica per la preziosa assistenza grafica. Grazie a Katia, sempre disponibile e pronta ad aiutarmi nonostante gli impegni.

Grazie al Sindaco Daniele Morelli e al vicesindaco Michela Bertuccioli, che mi hanno onorato con la loro visita a nome della giunta e della comunità “marignanese” che rappresentano.

Un onore che intendo contraccambiare con un piccolissimo segno di riconoscenza. Una stampa digitale numerata e autografata a tiratura limitata del disegno che è servito come base grafica dell’immagine pubblicitaria di locandine e manifesti. Un modesto “tratto” di un marignanese per la sua comunità che consegnerò a breve al Sindaco nella sala della Giunta.

Infine l’augurio che altre cinque, dieci, cento luci, arrivino ad illuminare questo bellissimo “borgo”!

Buona vita.

 

San Giovanni in Marignano, 14 luglio 2017.

Benvenuta Emma !!

Posted: 26th giugno 2017 by ingaggiodarte in Arte
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emma

Diamo il benvenuto ad Emma, nuovo ingresso nella mia galleria di disegni con penna a sfera. Il ritratto è stato eseguito nella sala esposizione di Via XX Settembre, 1 a san Giovanni in Marignano, in occasione della mostra ” ritratti di penna ” … e non solo  tutt’ora in corso.  Tempo impiegato 21 ore divise in sei sedute per un totale di quattro giorni.

FESTA DELLE STREGHE – ritratti di penna

Posted: 14th giugno 2017 by ingaggiodarte in Senza categoria
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FESTA DELLE STREGHE 2017

In preparazione piccola sorpresa…per celebrare l’edizione 2017!

DISPONIBILE  STAMPA DIGITALE AUTOGRAFATA IN TIRATURA LIMITATA E NUMERATA A PREZZO PROMOZIONALE

 

“ritratti di penna”…e non solo

Posted: 6th giugno 2017 by ingaggiodarte in Senza categoria, Arte
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 SECONDO APPUNTAMENTO!!!  SAN GIOVANNI IN MARIGNANO - VIA XX SETTEMBRE 2 (dopo la torre a sinistra)

  FESTA DELLA STREGHE                            

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ritrattidipenna

Posted: 10th aprile 2017 by ingaggiodarte in Senza categoria
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2017-04-08 13.06.19

Sabato 8 aprile 2017

Si è inaugurata oggi questa nuova esposizione, “ritrattidipenna”,  in anteprima al BAR SORELLE SCOLA di Gabicce.

In primis mi preme fare un doveroso ringraziamento alle sorelle Scola,  per l’ospitalità e l’accoglienza nel loro prezioso luogo di intrattenimento. Chiamarlo semplicemente bar mi  sembrava riduttivo. Un ringraziamento particolare a Milena per la pregevole cura dell’allestimento. Un ringraziamento sentito  a tutti coloro che sono intervenuti, amici, conoscenti e sconosciuti,  clienti.

Due parole nel merito mi sento di spenderle ma prima di addentrarmici occorre fare una premessa.

Dopo un intenso lavoro sul colore ad olio, alcuni anni passati ad approfondire tematiche paesaggistiche  con particolare attenzione al tema dell’acqua,  due mostre a testimonianza,  “Emozioni a Colore” 2012/2013, e “I colori dell’Acqua” 2015, ho sentito la necessità di indagare la figura umana,  in particolare il ritratto.

Ho incominciato allora ad affrontare questo tema sempre con il colore ad olio in piccoli e medi formati, 20 x 30, 40 x 50. Mi sono reso conto che, diversamente dal paesaggio, dove il disegno si limita a poche linee prospettiche fondamentali,  in questo caso il disegno appariva sempre più importante e necessario alla resa finale del lavoro. Quando ho aperto questo blog ho previsto nella sezione “artistica”  due pagine, una dedicata ai dipinti ed una ai disegni. Mentre la sezione dipinti si è andava nel tempo arricchendo mi sono accorto che non avevo disegni da caricare e la relativa pagina era rimasta ferma ai pochi “brutali” schizzi dell’epoca del liceo. Lacuna che intendevo assolutamente colmare ma non semplicemente per riempire la pagina ma perché ne avvertivo l’urgenza di riprendere a disegnare con continuità.

Negli ultimi mesi infatti mi sono concentrato in modo sempre più approfondito sul disegno e in particolare sui tratti fondamentali del volto umano ma per farlo ho momentaneamente sospeso l’uso del colore ad olio affidandomi ad un mezzo un po’ insolito per quanto moderno ed’uso quotidiano: la penna a sfera. Ad onor del vero io lo considero tale, in verità penso che le nuove generazioni ne stiano perdendo a poco a poco l’abitudine all’uso.

Usare la penna a sfera al posto della più tradizionale matita, vuol dire accettare la sfida vi vedere tracciati sul foglio in modo permanente tutti gli errori che inevitabilmente commetti nell’eseguire ogni lavoro. Errori che rimarranno li sul foglio a ricordati per sempre che li hai commessi compromettendo l’esito finale del lavoro.

Ritengo in ogni caso che questo sia il modo migliore per imparare, da autodidatta. E dunque eccomi qua a presentare una selezione del lavoro di questi mesi di sperimentazione.

Per ora sottopongo a giudizio circa una ventina di opere eseguite rigorosamente con penna a sfera nera. Sto in verità già sperimentando sia altri colori delle penne che altri supporti,  e non è detto che in futuro non vi inserisca colore con altre tecniche.

L’esposizione rimane aperta e visitabile negli orari di apertura del Bar che troverete qui  fino al 22 aprile.

inaugurazione

inaugurazione

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Successivamente ci saranno altre esposizioni in altri luoghi in corso di definizione. Per ora è sicuro che  in giugno sarò a San Giovanni in Marignano in occasione della festa delle Streghe.

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Infine un ringraziamento  a Veronica D’Andrea, che come sempre, ha curato magistralmente la grafica pubblicitaria.

Un piccolo omaggio ad Elisa Bertaglia per Out Of The Blu

Posted: 5th gennaio 2017 by ingaggiodarte in Senza categoria
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Elisa Bertaglia

Nuovo  ingresso nella mia galleria di ritratti…dedicato ad una giovane ma soprattutto brava artista che seguo da qualche mese: Elisa Bertaglia.  Non ho potuto visitare l’esposizione in corso a Milano ma ho ammirato con attenzione il catalogo di Vanilla Edizioni, con una bella ed approfondita introduzione di Matteo Galbiati, di seguito il link per chi fosse interessato, ( http://www.vanillaedizioni.com/shop/volumi/elisa-bertaglia-out-of-the-blue/) e devo dire che mi ha emozionato, un lavoro molto interessante. Spero di riuscire in futuro a vedere dal vero alcune sue opere. Per gli amici di Milano segnalo che la mostra personale di Elisa Bertaglia è ancora in corso alla Galleria  Officine dell’Immagine (https://www.facebook.com/officinedellimmagineinfo/?ref=page_internal) fino al 29 gennaio. Merita una visita, poi mi farete sapere!

Questo è il link per la pagina facebook dell’artista. ( https://www.facebook.com/elisabertaglia)

Mancata la mostra, ma capiterà sicuramente un’altra occasione più propizia,  ho in qualche modo tentato di omaggiare l’artista a modo mio con un ritratto, come faccio da qualche tempo usando la penna biro, un po’ per passione un po’ per divertimento.

Alla prossima pubblicazione!

 

 

 

Benvenuta Serena

Posted: 26th dicembre 2016 by ingaggiodarte in Senza categoria
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serena

Attenti al Goriiilla!

Posted: 5th dicembre 2016 by ingaggiodarte in Senza categoria
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Attenti al Gorilla

 

Ultimo arrivo: Giulia

Posted: 29th novembre 2016 by ingaggiodarte in Senza categoria
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Giulia

Eseguito con penna biro nera su carta da disegno fabriano 24 x 33.

Commenti disabilitati su PONTE VECCHIO. Come in un quadro di Turner.

 

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Non  ricordava esattamente come era arrivato. L’ultimo ricordo nitido che aveva era la celestiale piccola Pietà di Van Gogh e la Mater Purissima di Domenico Morelli. Bellissima e piena di vigore la contorta composizione di Van Gogh,  esplosiva ed al tempo stesso evanescente la figura materna di Morelli, nell’amorevole gesto di tenerezza verso il bambino. Non conosceva nessuno dei due dipinti e non riusciva a capire perché gli fossero rimasti così impressi, la galleria era piena di capolavori. Forse erano stati i colori. Amava gli azzurri, e le due tele ne erano intrise. Aveva camminato immerso nei suoi pensieri e non avrebbe saputo dire quanto tempo era passato da quando era uscito da Palazzo Strozzi, ne’ quali vie avesse percorso per arrivare a Ponte Vecchio. Ma ora era lì, seduto sul parapetto di pietra, al centro del ponte, dove le botteghe interrompono la fila e si apre la vista sull’Arno. L’acqua, più in basso,  correva incontro al tramonto seguendo la direzione indicata delle punte dei suoi piedi. Aveva da sempre un profondo, intimo rapporto, con quella città che lo aveva conquistato fin dai tempi del liceo.  Gli tornò alla mente,  in modo vivido, come un oleogramma,  l’immagine di Lia che quarant’anni prima percorreva l’aula col suo lento, cadenzato biondo incedere, intenta a dipingere verbalmente i Sepolcri. Ricordò la classe,  muta, rapita dalla sua presenza e dal  fascino evocativo delle sue parole, inspirare l’aura foscoliana. Forse non proprio tutta la classe, ma a lui piaceva ricordarla a quel modo. Indubbiamente Lia aveva un fascino ed un potere  evocativo fuori dal comune, e sì, forse gli aveva davvero cambiato la vita. Lo aveva contagiato con la sua passione, gli aveva insegnato a leggere.  Alcuni giorni dopo,  aveva sentito il bisogno impellente di salire su un treno e calcare la scena Doveva vedere,  sentire, annusare. L’arrivo a Santa Maria Novella fu come lo sbarco di Colombo in America. Era un mondo nuovo ma al contempo antichissimo. Si rivide, abbagliato dalla luce, all’uscita del sottopasso pedonale che attraversa  Piazza della Stazione in Via dei Panzani, proprio di fronte al Baglioni. Prese un respiro e iniziò a percorrere le vie, una dopo l’altra, contrastato dal flusso ininterrotto di turisti che sembravano vagare senza una meta precisa ma, curiosamente,  tutti nella direzione contraria alla sua. Ovunque alzasse gli occhi era un’emozione. Infilò una dopo l’altra le perle  di S. Maria del Fiore, il Battistero, il Campanile di Giotto, Orsammichele. Sostò davanti l’asimmetria di Palazzo Vecchio, in piazza della Signoria,  e ammirò l’imponenza del Davide. Mentre camminava lungo Borgo dei Greci  non poté fare a meno di pensare a tutti quegli antichi personaggi che avevano fatto così grande quella città con le loro opere e si domandava se la città moderna se li meritasse ancora. Immerso in tali pensieri, si ritrovò, in Piazza Santa Croce. Là, in fondo, si materializzò la Cattedrale. Quanta reverenza nel varcarne la soglia! E camminò in silenzio all’ombra dei “sepolcri”,  e fu un’esperienza indimenticabile:  gli sembrò davvero di sentirne gli echi di quelle grandi vite. Ora la memoria di quel giorno era tornata, così presente e vivida, così improvvisa e prepotente, da lasciarlo interdetto. Un ricordo, un sogno?  Aveva un’età nella quale i sogni cominciano ad intrecciarsi con i ricordi. Ricordava, sognava o stava davvero attraversando la penombra della navata laterale in Santa Croce?  Era un po’ come quella sensazione che si prova quando, a letto con l’influenza, si fluttua tra sonno e dormiveglia.
Qualunque cosa fosse, com’era arrivata, all’improvviso, sparì. Tornò il presente, a Ponte Vecchio. Come in un quadro di Turner, giù verso Scandicci e l’Isolotto il cielo cominciava cospargersi di un rosso, che veniva voglia di leccarlo. Stava immobile, con lo sguardo puntato sul movimento dell’acqua e aspettava. Aspettava che arrivasse. Non poteva fare a meno di pensare a qualcosa che aveva letto ma che non riusciva ancora ad afferrare.  Sembrava galleggiare a pelo d’acqua, lo vedeva luccicare nell’increspatura della corrente ma non si svelava. Arrivò improvviso, come una frustata, era Mr Gwyn! Ora era chiaro, ci mise un attimo a metterlo a fuoco e ricordò le parole: “Mentre camminava per Regent’s Park – lungo un viale che sempre sceglieva, tra i tanti – Jasper Gwyn ebbe d’un tratto la limpida sensazione che quanto faceva ogni giorno per vivere non era più adatto a lui.  Già altre volte lo aveva sfiorato quel pensiero, ma mai con simile pulizia e tanto garbo.”*  Si, era scritto proprio bene,  meglio di quanto lui avrebbe mai saputo fare e descriveva alla perfezione come si sentiva in quel momento! Non che la cosa fosse nuova, era da tempo che ci pensava, da molto tempo, ancor prima di leggere quella frase.  Adesso però  sentiva che  il momento  era perfetto.  Ci pensò su e decise che la cosa dovesse dipendere dal fatto che aveva liberato spazio dentro se stesso. Aveva fatto pulizia. Certo aveva anche rinunciato a qualcosa ma del resto ogni scelta comporta in qualche modo anche una perdita.  E a volte, perdere qualcosa può anche diventare un’opportunità. Ora c’era spazio per l’essenziale, e non vuol dire poco. Sentì che un’armonia  lo invadeva regalandogli una indicibile senso di pienezza e immediatamente pensò a Lei.
Pensò a lei che ballava, ma di danza non si vive! Pensò a lei che di sera lavorava in Osteria, ma non puoi fare la cameriera tutta la vita! Pensò a lei che ballava, faceva la cameriera  e studiava giapponese. Lui ci aveva messo quasi sessant’anni per capirlo e pensò a lei che non aveva ancora trent’anni. E allora sorrise. Poi lentamente salì in piedi sul parapetto,  tese le braccia verso il fiume, e abbracciò il tramonto. Un lungo, tenero abbraccio, come si fa con un figlio. La piccola folla di giovani che sostava sul ponte lo guardava stupita e preoccupata, qualcuno si guardò in torno alla ricerca di un vigile. Ma è impazzito?  gridò un signore un po’ attempato. No signore, rispose con calma mentre si girava, non sono mai stato così lucido e scoppiò a ridere! Mai come in quel momento ci vedeva tanto chiaro, sapeva esattamente cosa voleva fare della sua vita.

Saltò giù dal parapetto e si incamminò, ancora sorridendo, in direzione dell’Hotel Botticelli e mentre  le prime luci della sera iniziavano a fiorire cominciò a cantare sottovoce: ...e  tutti pensarono dietro ai cappelli, lo sposo è impazzito, ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa, non è così… e se ne andrà.

Se fosse stato capace ne avrebbe fatto una canzone, ma poteva sempre trovare qualcuno che lo aiutasse, pensò,  mentre diventava uno tra tanti nella folla.

 

 

* la citazione è tratta da “Mr Gwyn” di Alessandro Baricco.